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MilanoNera: in odor di Taxi Driver

Certo che MilanoNera è proprio impagabile! Vi avevo parlato, qualche post fa, dell’uscita della rivista cartacea di MilanoNera, che, dalla fine di questa settimana, sarà distribuita gratuitamente in tutte le librerie di Italia. Be’, dopo averla presentata alla fiera del Libro di Torino, si sono inventati anche questa splendida iniziativa che investirà il capoluogo lombardo la notte di Sabato 20 Maggio. Ah giusto, ancora non vi ho detto di cosa si tratta: in tutti i Taxi della città di Milano, ogni passeggero, troverà una copia della neonata rivista. L’iniziativa mi ha divertito e soddisfatto a tal punto, che il post è d’obbligo! Chi è da quelle parti, non si lasci sfuggire l’occasione di salire su un taxi nella notte milanese e trovarsi questo regalo, anche se deve percorrere due isolati!Vuoi mettere il fascino! A buon intenditor…

Martedì 20 maggio la notte dei tassisti milanesi si tingerà di giallo: i passeggeri, infatti, troveranno sul sedile posteriore di ogni taxi una copia di MilanoNera, la prima rivista gratuita interamente dedicata alla letteratura gialla e noir, diretta dal giornalista e scrittore Paolo Roversi, che dalla fine di questa settimana sarà distribuita in tutte le librerie italiane, e per una notte anche sui taxi della metropoli meneghina.
Il nuovo giornale nasce da MilanoNera uno dei portali più importanti e seguiti in Rete nel campo letteratura gialla, thriller e noir. In diciotto mesi di attività, il sito ha recensito quasi quattrocento libri, intervistato un centinaio di scrittori e si è guadagnato la fiducia di oltre quindicimila lettori ogni mese. Risultati che hanno convinto Kowalski (dinamica casa editrice del gruppo Feltrinelli) e MilanoNera ad associarsi per intraprendere la strada della carta stampata: è nato così MilanoNera web press, un giornale gratuito, completamente a colori, dedicato alla letteratura gialla e noir distribuita in tutte le librerie d’Italia…
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Lucarelli: Cornelio e l’Ottava Vibrazione

Non molto tempo dopo aver commentato quello che all’umanimità è un po’ il suo capolavoro, Almost Blue, ed essere andato a ripescare una sua vecchia intervista con il maestro Ellroy, volevo richiamare all’attenzione proprio delle notizie fresche su di lui. La prima è che da pochi giorni è uscito il suo ultimo romanzo: L’Ottava Vibrazione. Mi riprometto di leggerlo al più presto per fornirvi un mio commento personale sull’opera. La seconda, quella più particolare, è che uscirà un fumetto, “Cornelio Bizzarro“, in cui il protagonista avrà le sue sembianze. A tastare il polso, di un affaccendato ma soddisfatto Lucarelli, c’è Jadel Andreetto che, nel blog di Panorama, pubblica l’intervista con lo scrittore emiliano che racconta proprio queste due esperienze. Godetevela…

 

Carlo Lucarelli: Racconto il far West dell’Italia e vesto i panni di un fumetto
di jadel andreetto   Martedì 29 Aprile 2008

Carlo Lucarelli torna dopo anni alla narrazione pura e lo fa con il romanzo storico L’ottava vibrazione (Einaudi, 19 euro, 456 pp.) già in libreria, e con un fumetto particolare, Cornelio Bizzarro, una miniserie bimestrale prodotta da Star Comics che esordirà a maggio in edicola e che vede come protagonista lo stesso Lucarelli, o quasi.
Panorama.it ha incontrato lo scrittore emiliano per chiedere lumi su Cornelio e sul polifonico, torrido, a tratti sperimentale romanzo L’ottava vibrazione.
Come è nata l’idea del fumetto, di cosa tratterà la miniserie e come è stato vedersi disegnati nei panni del protagonista?
Cornelio Bizzarro è nato da Mauro Smocovich e Giuseppe di Bernardo che hanno avuto l’idea e poi mi hanno coinvolto. Visto che il personaggio è uno scrittore e aveva a che fare con le cose che più o meno mi girano attorno, è venuto loro in mente di usare la mia immagine. All’inizio mi sembrava una cosa folle, una sciocchezza… ma siete matti? Poi siccome la storia ha un piega ironica, è quasi una presa in giro, allora ho detto va bene… dopodiché mi sono visto disegnato in tutti i modi ed è stato molto divertente. La storia è quella di uno scrittore horror - noir in crisi di ispirazione che si trova involontariamente coinvolto in vicende al limite del sovrannaturale per colpa di una ragazza di sua conoscenza, una specie di suo alter ego. Ad aiutarlo e ispirarlo ci sono alcuni personaggi letterari come Sandokan, Sherlock Holmes o Philip Marlowe. Dal punto di vista grafico sono molto contento, al di là del fatto che ci sia dentro io, è davvero un ottimo fumetto. Sarà una miniserie di sei puntate, poi si vedrà.
Sono anni che i lettori aspettano anche un nuovo libro, come è tornare sugli scaffali con un romanzo?
Ho provato una soddisfazione da esordiente perché a tutti gli effetti L’ottava vibrazione è stato un nuovo esordio dopo molto tempo e con un romanzo diverso dagli altri, reinventadomi un modo di scrivere, facendo esperimenti stilistici e narrativi che per me erano nuovi. Tutto è nato dall’idea di non negarmi niente, ho cercato di raccontare la storia che avevo in mente senza pensare questo no perché non è noir o questo no perché così si intoppa. Ho cercato un respiro interno al romanzo, un filo conduttore .
Il Leitmotiv del caldo soffocante…
Esatto. Il caldo diventa una condizione esistenziale interna la romanzo che permette un ritmo di narrazione anche lento, molto riflessivo, con la possibilità di fermarsi e iniziare a percorrere un’altra strada senza timore. Ci sono storie d’amore, di sesso, di guerra, delitti…
La scelta dell’ambientazione, L’Eritrea del 1896, è casuale o è influenzata da tutto ciò che ha fatto in questi anni come Misteri d’Italia?
La scelta del posto è stata casuale, anche se dal 2001 avevo in mente…
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Noir Fest 2008 a Courmayeur: il resoconto

Mi sono ricordato in questi giorni di aver iniziato a parlare di noir su questo spazio a Marzo scorso e che quindi, per quest’anno, ci siamo persi il Festival Noir per eccelenza: il Noir Festival di Courmayeur!!! Rammaricato ma anche motivato per il prossimo anno (organizzeremo una gita in furgone, o in macchina dipende da quanti appassionati siamo…le iscrizioni sono aperte sui commenti di questo post per tutto l’anno), o cercato in rete qualcuno di autorevole che fosse stato presente al festival e avesse avuto la buona idea di raccontarlo. Grazie all’Angolo Nero e a Ida Ferrari sono riuscito a trovare quello che cercavo, e vi renderò partecipi.Intanto voi pensate a prenotare gli alberghi a Courmayeur! O affittiamo un appartamento?

Interrompo il tradizionale silenzio festivo per riportare le gradite impressioni di Ida Ferrari, appena tornata da Courmayeur.
Il festival si chiuderà stasera ma sono già stati assegnati i premi letterari (incredibile a dirsi, quest’anno ho azzeccato la previsione…).
Ecco il racconto di Ida sul Noir Festival.

“Dunque, cominciamo dalla cornice incantevole di Courmayeur. C’era la neve. Tanta, impalpabile, appena caduta. La prima nevicata venerdì notte. Sabato mattina c’era un sole splendido con temperatura mite. Addobbi natalizi ovunque e pubblicità del festival discrete sulle varie Mini che circolavano per il paese. In
definitiva un ambiente tra il raffinato e l’informale che quindi ti metteva a tuo agio.

Noi (io e mio marito) siamo arrivati venerdì 7 sera. In tempo per arrivare al Palanoir per la consegna del Raymond Chandler Award a Scott Turow presentato da Irene Bignardi (lui, Turow, l’ha definita la miglior giornalista letteraria italiana). Da parte dell’autore americano c’è stato poi un grazie multiplo per l’editore italiano (Mondadori) per l’agente italiano e per quello americano ecc. Fa venire i brividi il fatto che abbia venduto 25 milioni di libri (quale autore non proverebbe un po’ di invidia?).

A seguire la proiezione del film in concorso “The air I breathe” del registra Jieho Lee (molto giovane).
Il film con Andy Garcia aveva parti molto violente, ma magistralmente recitate. Il tema centrale del film era il fatto che il destino ha una parte essenziale nella vita di una persona e può cambiare in un momento la tua vita. Parla della vita (violenta) di vari protagonisti collegati tra loro da un peronaggio comune, il malavitoso interpretato da Garcia.

Il giorno dopo, l’Otto dicembre, al Jardin de l’Ange si è parlato di Eco-Crimine con Carlo Lucarelli, Sandrone Dazieri (a proposito: anche Sandrone ha raccontato il “suo” festival), l’editore Moro e un Sostituto Procuratore (del quale purtroppo non ricordo il nome).
L’editore (coraggioso) ha voluto sposare una letteratura di genere come quella del Noir a un problema purtoppo ancora piuttosto sommerso, ma diffusissimo come quello dell’Eco-crimine, che mette a rischio tutti quanti. Le storie pubblicate hanno sempre un fondo di verità e ci si augura che possano servire a sensibilizzare un pubblico più vasto rispetto a quelli già sensibili al problema.

DOPO SI E’ PARLATO DI TRIBU’. E qui c’ero anch’io sul palco (emozionata). La sala era piena.
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Social Networking: descrizione di aNobii

Per motivi didattici sono stato per un po’ di tempo alla ricerca di un social network che fosse coerente piò o meno con l’argomento principale e fondamentale del mio blog. Vi avevo già parlato superficialmente del social network aNobii.com, ma adesso, sempre per i motivi sopra indicati, ho approfondito il discorso, tanto da parlarvene su questo post. Prima di tutto cos’ precisamente aNobii?  È presto detto: è un servizio web che permette di crearsi una libreria virtuale (non nel senso di negozio) con i propri libri, creare gruppi o semplicemente parteciparvi, e conoscere gente simpatica e divertente, insomma relazionarsi con gli altri sul tema che ci piace di più…sorgeranno, già me le vedo, comunità del nostro genere preferito, tutti a mostrare i loro libri preferiti e ad imporre i Must: uno spasso! 
C’è da dire che l’altro scopo principale di questo social network è quello di consentire di mostrare sul proprio sito basato sulla piattaforma WordPress (quindi il mio) una widget che mostra un numero variabile (da 1 a 10, a scelta dell’utente) di libri scelti a caso dal proprio scaffale su aNobii…
Iscriversi ad aNobii forse è la cosa più facile da fare: appena entrati nel sito c’è una finestra che quasi ti obbliga ad iscriversi e recita pressapoco così “Registrati Gratis in 10 secondi”, ed è la pura verità, mai registrazione fu così veloce e semplice, basta fornire indirizzo email, password ed il gioco è fatto. Una volta creato il tuo account avrai la possibilità di ricercare i libri che hai già letto o che vorresti leggere, libri sui quali vuoi leggere dei commenti o recensioni, insomma interagire in pieno “social networking style” con il mondo dei lettori.
Insomma, se ho sprecato delle righe per convincervi a farlo, capirete che è una cosa che vale la pena di fare…fatemi sapere se vi ho convinto, o se volete mandarmi a quel paese, in tal caso non temete, ma vi pubblicherò lo stesso ( o forse no?)!

Faletti l’intrattenitore

Ho trovato un video dello spassosissimo Faletti che parla della nascita di un personaggio del suo ultimo romanzo “Fuori da un evidente destino”, il cane Silent Joe. Sarà che ha una sterminata esperienza già come uomo di spettacolo, ma starei ad ascoltarlo per ore, più avanti proporrò la recensione di questo libro…intanto gustatevi il video!
a presto

Cinema: LA Confidential

Si lo so, mi sono fatto un po’ prendere, ma ogni tanto, abbastanza stesso direi, anzi, ormai è proprio un fatto periodico, viene fuori la passione viscerale che c’è in me per quel mentecatto di Ellroy…ho pubblicato proprio ora una sua vecchia intervista con Lucarelli, ho in archivio un post su American Tabloid, ho in programma di recensire il seguito di tale libro (Sei pezzi da mille), nonchè concedergli uno speciale biografico…è troppo? Mai troppo per uno come lui…comunque tutto questo smielato preambolo perchè non ho saputo resistere alla tentazione di proporvi il film, tratto da un altro mitico ed epico libo del maestro, lo conoscete tutti, si chiama La Confidential e diretto da Curtis Hanson! Grazie a GialloWeb da cui ho estrapolato un buon commento, molto neutrale che forse frena un po’ i miei facili entusiasmi (ed è per questo che non inserisco un mio commento, come uso fare in genere), potrete farvi un’idea del film, e se ancora non lo avete visto, sacrilegio, potrete colmare questa lacuna, dicendo che vi ho mandato io…

LA Confidential
di Curtis Hanson
(1997)
con Kevin Spacey, Russell Crowe, Guy Pearce, James Cromwell, Kim Basinger

Dei tre protagonisti di L.A. Confidential, due hanno deciso di diventare poliziotti in seguito a traumi infantili e il terzo per motivi che sostiene di non ricordare. Sono loro gli angeli custodi del cuore nero della Los Angeles anni Cinquanta, in cui il boom dell’ottimismo postbellico e` la vernice sotto alla quale il gangsterismo si trasforma da attivita` pionieristica e quasi artigianale a sistema organizzato di sinergie con il potere economico.
E se il nemico -come in Chinatown, che pero` era ambientato nel 1937- si annida ormai negli uffici chiave e nei posti piu` inattesi, tra le sabbie mobili della corruzione e dei giochi di potere, gli eroi del film devono fare i conti soprattutto con i propri demoni personali, capaci di rivelarsi a volte una minaccia ben piu’ insidiosa.

Salutato piu` volte con l’abusata etichetta di erede di Hitchcock, il regista Curtis Hanson coglie nel mondo nerissimo di James Ellroy l’occasione per affrancarsi dalla logica di quei thriller, efficaci ma vagamente formulari, nei cui limiti sembrava destinato a restare invischiato, e si conferma esperto manipolatore delle regole non scritte del cinema di genere.
L.A. Confidential gioca in modo raffinato con le aspettative dello spettatore, toccando tutte le basi del noir e del poliziesco ma fingendo di fare sul serio: la breve sequenza riservata a chi -prima di lasciare il cinema- aspetta la fine dei titoli di coda sottolinea ironicamente la distanza tra la realta` della trama e la finzione cinematografica (o televisiva), incarnata dal poliziotto-divo interpretato da Kevin Spacey; e gli eroi del film, sapientemente umanizzati da paranoie, idiosincrasie e piccole perversioni, suscitano partecipazione senza denunciare la finzione narrativa.

La citazione di un sostanzioso brano de Il fuorilegge con Alan Ladd simula nostalgia per quando il bianco e nero della pellicola serviva anche a distinguere fra i buoni e i cattivi: l’abilita` di Hanson e` nel fingere di credere che quell’epoca sia davvero tramontata, orchestrandone nel frattempo il raffinato revival.
Fonte

Redditi on-line. Ovvero: come sputtano il mio dentista…

Ed eccomi qui. Caduto anche io nella storia delle dichiarazioni dei redditi on-line. Si, è attualità, è vero, ma è una tematica molto, molto attinente ai nostri argomenti. Perchè? Perchè inizia come in ogni buon giallo, con una domanda di fondo che rimane irrisolta. Infatti, ancora non c’è stata una spiegazione seria a quanto fatto! Posso essere d’accordo a metà, di pari passo a quel centrismo che mi rappresenta ma che non ho mai riscontrato in nessun partito politico e che ho sempre condiviso con poca gente…ma sono sicuramente contro questa idea e molto in disaccordo con chi l’ha partorita, effettuata e in qualche modo giustificata…Sono assolutamente nella stessa onda di frequenza con il giornalista Dario Di Vico, di cui riporterò un brillante articolo, che conferma quanto da me pensato…Se un maggior controllo per gli evasori proverrà dal basso, come augurato dal ministro Visco, domani riceverò una chiamata dal Vaticano che mi proporrà una candidatura per il dopo Ratzinger…Ma andiamo! Ho visitato blog (anche abbastanza eminenti, devo purtroppo constatare) in cui non si fa altro che rallegrarsi per questa trovata, sono tutti felici di poter smerdare l’amico sbruffone, o il professionista del piano di sopra, come dice Di Vico. Nessuno farà un buon utilizzo di queste documentazioni, si alimenterà quel voyeurismo che tanto è in voga in Italia, perchè diciamocelo, siamo una nazione, ma soprattutto una generazione di “guardoni”.
Non l’ho tirata in politica, perchè non mi interessa, ma ho dato un mio primo schieramento su qualcosa di NON ARTISTICO, che è, appunto, la politica. E voi? Come la pensate? Com’è questa trama? 

 

Il populismo di Sinistra
Visco e i redditi in rete 
tratto da: Il Corriere della Sera - 1° Maggio 2008

I maligni tireranno in ballo lo stress da mancata ricandidatura e da conseguente perdita di status, ma anche chi come noi ha largamente apprezzato gli straordinari successi ottenuti dal ministro Vincenzo Visco nella lotta all’evasione, non può non giudicare improvvida l’ultima sua sortita.

Il Pd e quel che resta della sinistra avrebbero bisogno di un po’ di tranquillità per riprendersi dalla botta e ricominciare a macinare (nuova) cultura politica. Per una tradizione che si è fatta sempre vanto di saper ascoltare il disagio sociale, l’aver dovuto ammettere coram populo che i suoi avversari storici sono stati più capaci di rappresentare ansie e timori di ceti medi e lavoratori manuali tradisce il rumore di un sonoro schiaffo. Ma non è con la scorciatoia, rappresentata dalla pubblicazione on line di tutte le dichiarazioni dei redditi, che si riacquista presenza sul territorio, che si riprende a rappresentare il disagio del cittadino globale e lo si incanala in una prospettiva politica.

L’idea che sembra star dietro alla mossa di Visco è quella di un controllo sociale dal basso, di utilizzare un sistema circolare di gogna per generare riprovazione nei confronti degli evasori totali o parziali. Ma siamo veramente sicuri che tutto ciò aiuti l’efficacia delle politiche pubbliche di recupero fiscale? Pensa davvero il ministro Visco che il voyeurismo web per individuare quanto guadagna il dentista del piano di sopra o il dirigente d’azienda che-ha-appena-comprato-l’attico-che-volevamo-noi porti a una crescita dell’etica pubblica? O non al contrario all’incremento dell’invidia sociale e all’emulazione di comportamenti viziosi? Nella storia, del resto, il controllo sociale diffuso è servito quasi sempre a legittimare regimi al potere o comunque a generare società chiuse e illiberali. E se qualcuno a sinistra pensa che al tanto vituperato populismo della destra berlusconiana si debba finire per contrapporre una robusta demagogia di segno opposto, vale la pena di ricordare come le vicende politiche anche recenti di questo Paese dimostrino che l’indignazione a comando finisce quasi sempre per gonfiare le urne della destra. Non c’era dunque alcun bisogno che Visco, a tempo elettorale ampiamente scaduto, regalasse nuovo consenso ai vincitori delle elezioni e versasse altro sale nelle ferite del Partito democratico. E non c’era nemmeno bisogno che la sua collega Livia Turco entrasse nel mirino del centro-destra per quelle che sono definite «forzature» nell’applicazione della legge 40. La vendetta è uno dei pochi piatti che notoriamente va servito freddo. Caldo, tradisce solo il nervosismo del cuoco che evidentemente ha solo voglia di spegnere i fornelli e andarsene a casa al più presto.

Dario Di Vico
Fonte 

 

Esce la prima rivista gratuita (!!!) dedicata al Giallo e al Noir

Proprio così! Gli appassionati che hanno visitato il sito internet MilanoNera (tra i quali il sottoscritto, regolarmente), diretto dall’ottimo scrittore e giornalista Paolo Roversi, sono tanti. Come prodotto editoriale di genere è il massimo, in un anno di pubblicazione online sono stati recensiti centianaia di libri e intervistati decine di scrittori…Il successo è stato grande! E allora perchè non trasformarlo anche in prodotto editoriale su carta? Magari gratuitamente? E distribuirlo in tutte le librerie di Italia? E presentarlo, magari, alla Fiera del Libro di Torino? Vi sembra troppo? No, è solo Milano Nera Web Press, ed è anche a colori! 
Personalmente, non saprei chiedere di meglio!!! Scaricate il pdf del primo numero e aspetto i vostri giudizi, nonchè i ringraziamenti per la segnalazione.
Un grazie a Thriller Magazine per l’articolo.A presto!

Si chiama MilanoNera ed è la prima rivista gratuita interamente dedicata alla letteratura gialla e noir che sarà distribuita in tutte le librerie italiane nei prossimi giorni.
L’idea nasce da milanonera.com uno dei portali più importanti e seguiti in rete nel campo letteratura gialla, thriller e noir.
In diciotto mesi di attività, il sito ideato dallo scrittore e giornalista Paolo Roversi (ora direttore della testata), ha recensito quasi quattrocento libri, intervistato un centinaio di scrittori e si è guadagnato la fiducia di oltre quindicimila lettori ogni mese.
Risultati che hanno convinto Kowalski (dinamica casa editrice del gruppo Feltrinelli) e MilanoNera ad associarsi per intraprendere la strada della carta stampata: nasce così MilanoNera web press, un giornale gratuito, completamente a colori, dedicato alla letteratura gialla e noir che verrà distribuito in tutte le librerie d’Italia a partire dal 15 Maggio 2008.
La rivista sarà presentata ufficialmente al Salone del Libro di Torino.
A partire dall’8 Maggio il primo numero di MilanoNera sarà in distribuzione presso lo stand Feltrinelli e Kowalski: Padiglione 2, Stand F76.
Un numero d’eccezione, da conservare, con interviste esclusive a Carlo LucarelliMassimo CarlottoJoe LansdaleLeonardo Padura Fuentes solo per citarne alcuni. Ospiterà rubriche fisse come Taxi Blues, tenuta dalla scrittrice taxista Raffaella Piccinni, anteprime di romanzi, e una trentina, fra interventi e recensioni di libri, redatti da importanti scrittori come Giampaolo SimiNicoletta ValloraniPaolo BianchiPaolo Grugni,Valeria PalumboAde le Marini e molti altri ancora.
Dal 15 maggio la rivista sarà disponibile in tutte le librerie italiane con una particolare presenza nelle librerie Feltrinelli.
Il primo numero è già a disposizione in formato pdf per essere scaricato gratuitamente sul sito.
La rivista uscirà ogni due mesi con una tiratura base di trentamila copie, in concomitanza con i principali eventi letterari italiani (Salone del Libro, Festivaletteratura, Courmayeur Noir Festival, ecc).

MilanoNera vi aspetta alla Fiera del Libro di Torino: PADIGLIONE 2, STAND F76
Fonte 

Focus Fox Crime

Un bell’articolo di Aldo Grasso sul Corriere della Sera, ci spiega la nascita e l’evoluzione e (forse) l’inizio del declino della TV generalista, e di quanto sia stato importante in tutti gli altri campi mediatici avere un brand e di quanto sia utile adesso per la TV brandizzare (scusate la licenza poetica, mi sa che non lo trovate sul De Mauro) e specializzare dei canali. Ottimo pezzo e, per noi appassionati, come si evince dal titolo, una parentesi su Fox Crime!!

IL CASO. STRATEGIE NEL PICCOLO SCHERMO
La Tv noir «all’italiana» 
che conquista l’estero
Il canale Fox Crime: così un modello televisivo diventa di successo 

 

La tv fa i conti con il brand. Detta così, la frase sembra presa a prestito da Mad Men, la serie americana che racconta i fasti della pubblicità. Ma è vero. La tv generalista è stanca, funziona per forza d’inerzia non più per forza propulsiva. Nonostante i programmi siano modesti, il trash imperi, la competenza degli addetti ai lavori sempre più scarsa, la tv generalista fa ancora grandi numeri, e questo soddisfa gli inserzionisti pubblicitari. Almeno per il momento. Tuttavia è in atto un grande cambiamento: la tv non è più il medium egemone, il mezzo che determina e condiziona la vita degli altri media. Il suo impero è durato più di cinquant’anni ma i barbari sono alle porte. Strani barbari: parlano una lingua diversa ma sono tecnologicamente molto avanzati: online, laptop, ipod, mobile. La tv sente che sta perdendo il suo ruolo centrale e allora inventa nuove strategie di egemonia: una di queste è il brand, come Fox Crime o Disney Channel o RaiSat Extra. Per sopravvivere la tv generalista cerca di colonizzare le nuove tecnologie. Cerca cioè di rendere visibile il suo contenuto su altri media. Come fa? Nel panorama tv, ormai così esteso grazie alle reti satellitari e al digitale terrestre, la partecipazione dello spettatore non può più essere data per scontata. È sempre più difficile catturare il pubblico, attrarlo a sé e coinvolgerlo in una relazione prolungata e attiva. Il brand è quindi un valore economico perché permette di distinguersi, di riconoscere il prodotto anche su piattaforme diverse, di attirare spettatori e investitori. Come insegna l’editoria, il brand è di norma legato a prodotti «alti», mette in campo valori estetici, si affida a nozioni come stile e qualità. Negli anni ’30, la Medusa di Mondadori era già un brand; negli anni ’50 Einaudi era anche un brand, negli anni ’80 Adelphi era anche un brand. Proprio a partire dagli anni ’80, nasce in America quella che Robert J. Thompson definisce Quality Tv, la tv «altra», diversa, versione televisiva del cinema d’essai. Sono telefilm che mettono in campo un uso raffinato dei processi seriali, temi adulti e atipici, complessità della trama, cura per l’immagine. È il telefilm di qualità a definire il valore dei canali grazie alle sue caratteristiche estetiche. Telefilm come Sex and The City, Lost e Desperate Housewives sono veri e propri brand le cui qualità artistiche rinnovano e rafforzano il brand Abc. E nobilitano, di conseguenza, anche le reti che li programmano in altri paesi. Nascono canali con una linea editoria molto marcata. È quel che è accaduto in America con la Hbo, capace di presentarsi al suo pubblico con una slogan «It’s not Tv, It’s Hbo!». La rete usa esplicitamente il proprio nome come marchio di fabbrica, e firma così ogni suo programma, garantendone la diversità di stile e contenuti rispetto al resto della tv. Casi simili non accadono solo negli Usa, ma anche in Italia. Il brand obbliga il «produttore» a una qualità costante e solleva, almeno in parte, il «consumatore» dall’ansia della scelta. Mediaset entra nel mercato del digitale e «inventa» tre brand, Mya, Joi e Steel. Le reti satellitari cercano un’identità ben precisa. Il caso più curioso riguarda Fox Crime, interamente dedicato al giallo, al poliziesco, al mistery. Un canale nuovo riesce a fare proprio un genere antico, prima letterario, poi cinematografico e infine tv. La programmazione di Fox Crime comprende serie tv americane (CSI, Law and Order, Dexter), documentari, ma anche produzioni italiane (Delitti, Racconti neri, Le chiavi del mistero). Il brand Fox Crime è stato interamente concepito dallo staff italiano di Fox ed è diventato ben presto un successo internazionale, esportato in Bulgaria, Portogallo, Russia e perfino in Asia. Una volta c’erano i Gialli Mondadori, coi primi romanzi di Maigret, alcune novelle da brivido e altri racconti polizieschi: i lettori dei Gialli erano una comunità virtuale, numerosa, fedele e compatta. Non si perdevano un appuntamento settimanale. Oggi, questa comunità (i figli di questa comunità) si siano trasferiti su Fox Crime: il rendez-vous è ravvicinato, giornaliero ma l’incontro con il brivido, e con il vasto territorio narrativo che abbraccia il legal, la detective story, il whodunit, il police procedural, il noir e tutte quelle altre definizioni tecniche con cui gli americani declinano il genere, è lo stesso. Ogni avventura segue un ordine imperturbabile: normalmente si comincia con la tragedia della morte e si finisce con il conforto della verità. In un mondo tv che non offre più certezze solo il crimine conosce l’autenticità, della prova. E del brand.

Aldo Grasso

14 aprile 2008
Fonte


 

Io Uccido…Catozzo

L’ho rimandato molte volte, per non essere troppo stereotipato (es. Lettore Stereotipato:”cos’è?? un blog sul noir, thriller ecc…? Aspetta chi c’è come prima recensione? Faletti?? ah ma allora questo di noir, thriller ecc…non ne sa niente…per evitare ho iniziato con i maestri: chandler, mcdonald, mcbain, ellroy, ecc…ecc…), per evitare pensieri infamanti (eheh) ho posticipato l’uscita del post su Giorgio Faletti, uno che non poteva entrare nelle mie grazie come scrittore, semplicemente perchè lo era già come comico, ma è riuscito anche in questa impresa. Di seguito per l’esordio di Faletti “Io Uccido” una rece dal web e mio commento come al solito…

Giorgio Faletti
“Io Uccido”
(2003)

Accusato dalla critica di aver preso spunto da situazioni già viste e lette (ed in parte è vero), non si può negare che il collage finale, creato da Faletti, sia di ottima fattura.

Dopo un inizio altalenante, a tratti anche noioso, l’autore ti catapulta in una storia adrenalinica e avvincente.

Merito di una grande capacità descrittiva, in grado di risvegliare le immagini più paurose che una mente possa partorire, di un uso virtuoso della prosa e di personaggi che per quanto stereotipati, sono ottimamente tratteggiati. Spiccano dalle pagine del romanzo come attori sullo schermo.

Frank Ottobre, ex agente dell’FBI, è un protagonista disilluso e tormentato, costretto a vivere con il più terribile dei rimorsi un’esistenza priva di significato. Accetta l’incarico a Montecarlo per l’amicizia che lo lega a Nicolas Hulot, commissario della Sûreté del Principato, anche lui schiacciato da un indicibile fardello di dolore e sposato a una donna che per quanto meravigliosa, ha preferito rifugiarsi in una realtà dove la morte e la sofferenza non hanno accesso. A ostacolare le indagini ci pensano Ryan Mosse il capitano dell’esercito degli Stati Uniti, il classico “die hard” con tanto di cavi d’acciaio al posto dei nervi, e il suo mentore, Nathan Parker, padre della prima vittima. Violento quanto basta, prepotente quanto basta, bastardo quanto basta per entrare nelle antipatie del lettore da subito, Parker ha un’altra figlia, Helena, una giovane donna dai cui occhi si può intravedere tutta la tristezza del mondo.

Personaggi cliché in un’ambientazione che dei cliché è la regina: il Principato di Monaco. Montecarlo. Una città nata per apparire perfetta, per essere sulle copertine dei rotocalchi di gossip e di moda. Una città che investe quotidianamente su se stessa per mantenere viva l’immagine da cartolina che l’ha sempre contraddistinta agli occhi del mondo. Ma ora che il sangue macchia le prime pagine di tutti i quotidiani il dramma è doppio. Tanto più che la polizia è in mare aperto. Si sente beffata, derisa, presa costantemente per il naso dal folle Signor Nessuno che prima di colpire non manca di telefonare alla Radio. Giorno e notte le indagini tentano di procedere, ma ristagnano per la mancata o non corretta interpretazione degli indizi… e l’illusione momentanea di poter salvare una vita si trasforma nel più amaro rimorso per non esserci riusciti.

Tra questi personaggi si muove lui… e le descrizioni minuziose su come lavora una mente criminale, in bilico tra follia e razionalità, regalano freddi brividi di paura.
Da un punto di vista narrativo ho trovato eccellente l’uso del tempo passato che improvvisamente passa al presente. Questa tecnica è incredibilmente d’effetto. E’ come una telecamera che gira indisturbata su un set cinematografico e poi, tutto d’un tratto, zooma sull’assassino, lo spia, lo osserva mentre la rabbia, incandescente come una lama rovente, lo assale prepotentemente e lo segue incessante fino a che la macabra danza termina e cala il sipario.

Ma questa di Faletti è un’opera prima e non può essere certamente priva di imperfezioni.

Nello stile c’è una certa retorica, un uso sovrabbondante delle parole, di metafore, di iperbole, luoghi comuni che spuntano come funghi e forse cento pagine in meno avrebbero reso il romanzo apprezzabile da un maggior numero di lettori. Ma quello che per alcuni può essere un difetto per altri potrebbe essere un pregio, basta non interpretare l’uso eccessivo dei vocaboli come una forma di esibizionismo da parte dell’autore.

Anche la scelta di rivelare il nome dell’omicida a tre quarti del libro potrebbe essere discutibile, ma è una mossa coraggiosa. Sappiamo chi è, ma tanti tasselli del puzzle mancano ancora e Faletti continua a catalizzare l’attenzione del lettore.
Che un appassionato di thriller intuisca chi è il killer dopo meno di cento pagine (ma anche meno)… questo no, non è discutibile. Difetto è, e difetto rimane.

In conclusione, se tralasciate una parte iniziale introduttiva e poco coinvolgente e non vi frenate davanti a un uso eccessivamente ricco della parola, sappiate che tra le mani avete un buon romanzo.
Se cercate suspense, l’avrete.
Se cercate il colpo di scena, ahimè no.
Sicuramente anni fa ci era difficile immaginare Giorgio Faletti, indimenticabile per aver portato sullo schermo personaggi esilaranti come Vito Catozzo, Suor Dalisio, il Ragazzo col Giumbotto -tanto per citarne alcuni- nei panni di scrittore. Eppure, oggi, lui è uno scrittore, e l’oltre milioni di copie vendute testimoniano un risultato più che dignitoso.

Da parte mia un applauso se lo merita.
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Non capita tutti i giorni di vedere un comico che passa a scrivere storie thriller, tra l’altro in maniera molto convincente. Faletti, in effetti, è riuscito a smentire tutti quelli che non si capacitavano di vedere il suo nome affiancato ad un titolo crudo ed efferato come “Io Uccido”, che poi è la sostanza stessa del suo romanzo d’esordio. Crudo ed efferato, sì, il romanzo è così, è ben scritto, ha delle descrizioni accurate e un buon intreccio giallistico…certo, non è hammett o chandler come qualcuno ha detto, ma perchè fare sempre questi paragoni??? E poi appassiona. Perlomeno a me è successo di fare le 4 di notte, pur sapendo che mi sarebbe toccato alzarmi da lì a qualche ora dopo; questo libro ti passa una certa tensione, un po’ di malinconia, per la vita tormentata del protagonista Frank Ottobre (che nome cool!), e ti tiene sospeso fino alla fine (a differenza di chi afferma il contrario), dote necessaria per rendere un romanzo di questo genere, almeno accettabile. Che dire: bei personaggi, storia discreta e trama giallistica interessante, il tutto condito da una prosa ineccebile e appassionante! Sembra la ricetta per scrivere un best seller, direte!
Faletti c’è riuscito. E voi?