Ross MacDonald e il brivido blu!
In ogni filone letterario, nella fattispecie tornando all’hard-boiled, c’è sempre il sommo rappresentante della corrente, c’è sempre il grande maestro riconosciuto, c’è sempre la figura dell’artista incompreso e infine è anche vero che c’è sempre quella dell’autore un po’ più sfortunato che “se avesse avuto le stesse possibilità di…ora sarebbe…!”.
Beh! Anche il nostro genere ha una persona simile: è Kenneth Millar, vero nome del suo pseudonimo più famoso, Ross MacDonald. Se Ed McBain provava gusto a dare un nome e cognome a ogni aspetto della sua personalità, qui abbiamo un uomo che non è proprio convinto di mascherarsi dietro pseudonimi come se fossero personaggi dei suoi racconti, ma che inizialmente lo fa per non trovarsi in un conflitto d’interessi (accademici!) con la moglie Margaret Millar, scrittrice di gialli di successo; primi passi di una piccola frustrazione forse segnale di una storia professionale un po’ travagliata.
Al centro delle polemiche con Chandler che gli riconosceva uno stile troppo ambizioso e letterario, Ross MacDonald si è guadagnato nei suoi più di venti appuntamenti con il suo “Philip Marlowe”, il detective Lew Archer, un posto di rilievo molto importante nella lettreatura hard-boiled (i più dicono subito dopo Hammett e Chandler). Nella ottima recensione di Luca Conti che segue, che prenderà in analisi proprio l’ultimo degli appuntamenti della saga di Lew Archer, emergerà la figura di uno scrittore che, forse, vista la fortuna di suoi altri colleghi meno dotati, avrebbe meritato di più.
Ross MacDonald
“Lew Archer e il brivido blu”
(1976)
Lew Archer e il Brivido Blu (The Blue Hammer, 1976) e` l’ultimo lavoro di Ross Macdonald/Kenneth Millar: ventiquattresimo romanzo dello scrittore, e diciottesimo con Lew Archer.
Durante tutto il 1975 Millar lavoro` duramente a quello che poi si sarebbe rivelato il suo romanzo piu` lungo e, che gia` nelle sue intenzioni di partenza, avrebbe dovuto rappresentare il suo congedo dalla narrativa, deciso dallo scrittore per dedicarsi alla stesura della sua autobiografia. Giungere al compimento del romanzo, comunque, risulto` di non poca fatica per l’autore, che gia` iniziava ad avvertire i segni della malattia (Alzheimer) che lo avrebbe distrutto mentalmente e fisicamente. The Blue Hammer, secondo le intenzioni dell’autore, doveva segnare un profondo cambiamento nel suo registro espressivo: “piu` morbido, piu` gentile, piu` tollerante”, nelle parole di Millar. Ma per Bob Easton, amico di lunga data di Millar e solitamente “lettore cavia” dei suoi manoscritti, nel libro si avvertiva “un calo di tensione, un allentamento della consueta stretta… Ci sono rimasto anche un po’ male, perche` mi pareva di vederci una serie di errori ed inesattezze veramente inconsueti”. Easton, quindi, suggeri` a Millar un elenco di possibili cambiamenti e correzioni: e Millar, mai cosi` disponibile, li accolse tutti.
Ma il suo stato emozionale non era quello giusto: all’ultimo momento, il giorno prima della partenza, annullo` un soggiorno inglese di tre settimane per un convegno di scrittori di gialli. Infine, in mezzo a molte altre indecisioni, consegno` il manoscritto all’editore Knopf nel novembre 1975.Gia` il primo annuncio pubblicitario dell’editore suscito` l’ira dell’altro celebre MacDonald, ovvero John D. (autore della serie di Travis McGee), che anche negli anni ‘50 aveva avuto una lunga diatriba con Millar a proposito dell’adozione da parte di quest’ultimo dello pseudonimo “John Ross Macdonald”. Stavolta, John D. ebbe a lamentarsi per l’uso di un colore nel titolo, che a suo avviso, si ispirava troppo alla serie di McGee, caratterizzata anch’essa dalla presenza ricorrente di un titolo “colorato”.
In seguito, Millar si scopri` non in grado di dedicarsi alla lettura delle bozze, spossato dalla fatica; fu cosi` che fece ricorso all’aiuto dell’amico scrittore William Campbell Gault, autore ben noto anche da noi, che si assunse l’arduo compito e -pare- apporto` notevoli modifiche al testo originale, con l’assenso di Millar.
The Blue Hammer e` dedicato proprio a Gault, che forse avrebbe dovuto figurare come co-autore: e` un peccato che la dedica sia stata eliminata dall’edizione italiana.
Il romanzo risulto` essere il piu` recensito nell’ormai lunga carriera di Millar, e questo grazie all’attenzione suscitata negli anni passati dall’intervento di autentiche autorita` della letteratura americana come Eudora Welty. Le recensioni furono per il 99% favorevoli, ed alcune -come quella di Frank McShane, biografo ufficiale di Raymond Chandler- paragonarono il libro a capolavori riconosciuti come Il buon soldato di Ford Madox Ford. Addirittura Julian Symons, uno dei maggiori studiosi del poliziesco e grande romanziere in proprio, si spinse a dichiarare che “il romanzo e` il migliore tra gli ultimi di Macdonald, e va considerato tra i suoi migliori in assoluto”, mentre H.R.F.Keating, lo scrittore inglese autore del celebre elenco Crime & Mystery: the 100 Best Books, decise di includere The Blue Hammer all’interno della sua lista.Il successo di The Blue Hammer (ottocentomila copie in edizione economica, oltre a quelle dell’edizione rilegata) spinse infine Knopf a firmare con Millar un contratto per un nuovo romanzo da essere completato entro il primo dicembre 1981. Millar sapeva gia`, comunque, che non ne sarebbe stato capace.
Fonte
Sarcastico, crudo e reale questo romanzo ci svela quella che è poi la sintesi dello stile di Ross MacDonald. Un Lew Archer ormai stanco, nel parallelismo della vita con il suo creatore, conscio di essere arrivato a scrivere la sua ultima opera, affronta questo ennesimo caso sempre contraddistinguendo, cosa accaduta in tutte le sue avventure, la sua umanità, più da comune mortale che da eroe letterario. E proprio questa stanchezza è l’elemento nuovo di “Lew Archer e il brivido blu”, che unita alle caratteristiche più comuni a cui ci aveva abituato in tutta la sua bibliografia (la forte ironia, l’amore dichiarato per le metafore, la critica alla società americana) risente forse della freschezza e l’irruenza delle trame e del piglio dei primi romanzi, per lasciar posto a un romanzo a tratti sul viale del tramonto e forse un po’ più disilluso degli altri, ma, anche se diversa, pur sempre un’ottima prova.Se volete dare una chance a uno scrittore, considerato appieno ma mai mitizzato dalla critica letteraria (di quegli anni), fate pure…una chance si dà a tutti, a MacDonald potete darne più d’una…Bang!
Dissolvenza…





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