Ellroy Confidential

Ellroy è probabilmente lo scrittore hard-boiled, giallo, thriller o in qualunque genere vogliate inserirlo, che preferisco. Ha tutto: stile, ritmo, storie intricate e riesce a dosare bene dialoghi, violenza e realtà. Nei suoi capolavori, naturalmente, bisogna iniziare con il bellissimo noir poliziesco anni 50 “LA Confidential”, da cui è stato tratto il famoso film di Curtis Hanson o il famoso romanzo “La Dalia Nera”, in cui dà libero sfogo all’ossessione (che poi lo ha spinto a diventare uno scrittore giallo, dopo una vita un po’ turbolenta) dell’omicidio ancora oggi irrisolto di sua madre, da cui il film realizzato recentemente da Brian De Palma. Delle perle indubbiamente di un autore che ci descrive la sua Los Angeles più sporca, nera e corrotta con un realismo atipico e dei personaggi indubbiamente sopra le righe…Ma i veri capolavori, a mio parere sono i primi due romanzi (fanno parte di una trilogia, siamo in attesa del terzo!!) sul periodo americano più duro della storia attuale, quello che va dall’uccisione di JFK, passando per quella di Martin Luther King e di Bobby Kennedy e finendo col periodo Nixon. Il primo dei due romanzi, che prenderemo in analisi di seguito, si intitola American Tabloid, un vero e proprio calcio nelle palle ben elaborato!

 

James Ellroy
“American Tabloid”
(1997)

 

 

Si può fare una recensione dopo quasi 7 anni? Sì, probabilmente si può… Farla bene? Ci si prova… e ci si potrebbe anche riuscire se il libro in oggetto non fosse questo.
Per ricordarsi tutto quello che succede e saperlo spiegare, servirebbe una memoria spaventosa anche un mese dopo averlo letto.
Per fortuna quello che rimane è tutto quello che un libro ti può dare; e questo libro è uno di quelli che ti rimangono dentro.
A mio parere il capolavoro assoluto di James Ellroy (se la gioca con “Sei pezzi da mille” – il suo seguito e per me supera “L.A. Confidential”).
Un romanzo a suo modo epico, un periodo fondamentale della storia americana come nessuno l’ha mai descritto.
Ellroy fa il salto in maniera incomparabile: in L.A. confidential ci aveva narrato la sua Los Angeles marcia e corrotta, quella dei giornaletti da due soldi in cui la gente vede il Verbo, quella delle prostitute di alto bordo, dei poliziotti corrotti e violenti, del razzismo.
Anche questa è dunque epica. Epica del potere e della corruzione…”L’America non è mai stata innocente”.
In “American Tabloid” trasferisce quanto ci aveva già narrato di Los Angeles in una prospettiva nazionale e internazionale, mostrandoci la piramide del potere con al vertice i personaggi storici reali (J.E. Hoover, i due fratelly Kennedy, il leader del sindacato degli autotrasportatori Jimmy Hoffa e Howard Hughes) e scendendo via via fino ai personaggi minori, quelli che fanno il lavoro sporco (ma sarà davvero il loro quello più sporco?).
Non si può raccontare la trama se non in maniera superficiale… incredibile ma vero. Troppi colpi di scena, troppi avvenimenti.
Ellroy ci descrive comunque da par suo l’ascesa e la caduta di JFK e di chi gli è vicino, mostrandoci uomini troppo potenti all’improvviso troppo deboli per controllare i loro desideri, giri di denaro per comprare tutto e tutti filtrati da mafiosi, narcotrafficanti (Santo Trafficante è anche lui presente), starlettes di night club compiacenti (con chiunque paghi), picchiatori, piccoli spacciatori di strada ecc…
Si tratta dunque di un romanzo in cui realtà storica e finzione si mescolano mirabilmente, tant’è che non risulta difficile credere che la storia dell’America sia davvero questa (e forse lo è).
Si dice in giro che i fatti narrati siano veri e che Ellroy ne sia venuto a conoscenza a seguito della decisione di Bill Clinton di rimuovere il segreto sugli archivi CIA: questo spiegherebbe alcune cose, ma non basta per far capire la padronanza e la maestria che ci vogliono per rendere verosimile una storia del genere narrandola attraverso i suoi vari personaggi, la stampa dell’epoca, i rapporti CIA, le telefonate intercettate.
La lettura non è affatto semplice, anzi… è facile smarrirsi nella miriade di luoghi, personaggi (poteva mancare Marylin?) e avvenimenti, ma al tempo stesso smettere è difficile, si vuole sapere, si procede nella lettura dicendosi “Sì, lo sapevo che dietro questo c’era…”.
Questo può essere un difetto, ma del resto Ellroy non è uno scrittore facile; anzi un romanzo con una trama così forte e affascinante può essere l’ideale per accostarsi a questo autore.
Ogni avvertimento sulla violenza, sul sesso e sul linguaggio è assolutamente inutile per chi conosce Ellroy… chi non lo conosce, è meglio che si prepari.
In definitiva, un romanzo capolavoro, indicato per chi ama le storie complesse, di ampio respiro, ma sconsigliato per chi vuole qualcosa di disimpegnato.
Di sicuro non è una lettura da spiaggia.
Bene… ci ho provato, probabilmente ho fallito. Non Importa. Leggetelo mi ringrazierete o mi odierete, ma di certo non resterete indifferenti.

Fonte

C’è di tutto in questo libro, ma soprattutto la distruzione del periodo americano ‘50, ‘60. Personaggi reali si mischiano a personaggi di finzione, aggiungendo sempre più tasselli, con le loro storie personali, all’enorme e complesso mosaico che è volutamente la storia intera del libro e, in parte, la storia americana di quegli anni.
Politici, gangsters, affaristi, spie, prostitute e spacciatori condiscono con dosi diverse questo enorme minestrone che si rivela uno dei capolavori di Ellroy: i Kennedy perdono la propria innocenza, Hoover si rivela un guardone e un bastardo, i Ragazzi (la Mafia Italo-Americana) perdono tutto il fascino, l’appeal che certi film Hollywoodiani amano dargli e l’America non è mai innocente, fino all’ultima pagina, quando Ellroy si diverte a smascherare tutta la pianificazione dietro l’omicidio di JFK e si diletta a spiegarci perchè e a chi dava fastidio. Lo stile è a parer mio eccezionale, telegrafico, all’osso e la storia è arricchita da trascrizioni di intercettazione telefoniche e titoli di quotidiani americani come a fare il punto della situazione. Unitamente a “Sei pezzi da Mille”, di cui parlerò in seguito, un cult del genere e della letteratura recente.

 

~ di diggy358 su Aprile 10, 2008.

Una Risposta to “Ellroy Confidential”

  1. inquietante quasi quanto Mani Sporche di Travaglio! .___.” cmq volevo chiederti cosa ne pensassi di un telefilm un po’ cartoonesco, ma secondo me parecchio interessante per le trame, come Hustler (La7)…

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