Cinema: La ragazza del lago
Non avrei potuto non parlare di questo film, semplicemente per il polverone che ha alzato alle premiazioni dell’ultimo David di Donatello…ma ne avrei parlato comunque. Io ho il film l’ho visto i tempi non sospetti, quando ancora non nutriva questa considerazione e mi era piaciuto molto. Chiaramente sono presenti delle ingenuità, forse il giallo non è proprio solido, ma è un gran bel tentativo. E poi gli attori sono bravi…Uno su tutti, come al solito, quella vecchia lenza di Toni Servillo, già immane ne “Le conseguenze dell’amore” di Paolo Sorrentino, riesce a strabiliarci interpretando la parte di un detective all’apparenza borioso ma che si dimostra un uomo di grande sensibilità . Per cercare di difendere il cinema italiano, a mio parere bisogna tentare con questi film cosiddetti “di genere”, lasciar stare per qualche anno il solito minestrone drammatico italiano degli ultimi anni e avere coraggio a produrre queste storie, poi io sono di parte si sa…In fin dei conti un bel film, fossi in voi un bagno nel lago lo farei…a presto
“La ragazza del lago”
di Andrea Molaioli
con Toni Servillo, Fabrizio Gifuni, Omero Antonutti, Valeria Golino
(2007)
“La ragazza del lago” è un film inspirato al racconto “Lo sguardo di uno sconosciuto” dello scrittore norvegese di Karim Fossum. Molaioli, all’esordio cinematografico dopo una lunga gavetta che lo ha visto aiuto regista di Nanni Moretti, ha scelto di trasferire la storia dai fiordi norvegesi al paesaggio friulano fatto di colline e laghi sereni. Una serenità che però viene disfatta improvvisamente da un omicidio che non presenta alcuna crudeltà. Anna sembra essere stata abbandonata lì con estrema dolcezza, come se chi ha commesso il delitto volesse ad ogni modo lasciarle intatta la sua bellezza e purezza. Questo è quanto nota subito l’arguto commissario Sanzio, interpretato dal casertano Toni Servillo. Attore e regista teatrale ormai habituè del grande schermo, Servillo è senza dubbio uno dei migliori, se non il migliore, tra gli attori italiani. Una gestualità ed un’espressività minimali dotate di fascino ed intensità. Una recitazione fatta di riflessività e riguardo ai particolari che offre ai personaggi che interpreta caratteristiche indistinguibili. Il suo commissario pur essendo a prima vista sfrontato ed borioso, in realtà è interamente coinvolto nelle sue indagini, forse perché fatte di analisi di rapporti familiari. Ed infatti sono difficili anche i suoi rapporti con la figlia Francesca, con la quale riesce a malapena a comunicare per la classica distanza generazionale, e con la moglie che a causa della sua malattia non riesce neanche a riconoscerlo. Si comprende quindi che “La ragazza del lago” pur essendo un classico giallo fatto di un omicidio, investigazioni ed un colpevole da scovare, racconta storie intime e private. Molaioli sceglie la strada dell’analisi interiore, una strada lenta ma mai noiosa, accompagnata dalle musiche elettroniche ipnotiche e minimali di Teho Teardo, già autore della colonna sonora de “L’amico di famiglia” di Paolo Sorrentino, regista molto vicino a Toni Servillo. Non ci sono indagini tecnologiche alla maniera dei RIS o di CSI, ma un esame attento e minuzioso sul male che si nasconde dietro una bella facciata ed una serie di avvenimenti che danno interesse alla narrazione, un po’ come quello che David Lynch aveva descritto intorno ai boschi di Twin Peaks. Così i paesaggi tranquilli e pacati resi magici dalla fotografia fredda e alienata di Ramiro Civita regalano sensazioni riconoscibili anche nel libro di Fossum. La scoperta dell’assassino risulta alla fine di secondaria importanza, se non per riportare a quella apparente tranquillità ed equilibro luoghi vicini al comune spettatore, come se Molaioli volesse ricordare che il male si nasconde ovunque, anche nei posti più ordinari.
Una solida sceneggiatura, un’ottima regia, ottime interpretazioni, fanno de “La ragazza del lago” un giallo/noir italiano da non perdere.
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