Redditi on-line. Ovvero: come sputtano il mio dentista…

Ed eccomi qui. Caduto anche io nella storia delle dichiarazioni dei redditi on-line. Si, è attualità, è vero, ma è una tematica molto, molto attinente ai nostri argomenti. Perchè? Perchè inizia come in ogni buon giallo, con una domanda di fondo che rimane irrisolta. Infatti, ancora non c’è stata una spiegazione seria a quanto fatto! Posso essere d’accordo a metà, di pari passo a quel centrismo che mi rappresenta ma che non ho mai riscontrato in nessun partito politico e che ho sempre condiviso con poca gente…ma sono sicuramente contro questa idea e molto in disaccordo con chi l’ha partorita, effettuata e in qualche modo giustificata…Sono assolutamente nella stessa onda di frequenza con il giornalista Dario Di Vico, di cui riporterò un brillante articolo, che conferma quanto da me pensato…Se un maggior controllo per gli evasori proverrà dal basso, come augurato dal ministro Visco, domani riceverò una chiamata dal Vaticano che mi proporrà una candidatura per il dopo Ratzinger…Ma andiamo! Ho visitato blog (anche abbastanza eminenti, devo purtroppo constatare) in cui non si fa altro che rallegrarsi per questa trovata, sono tutti felici di poter smerdare l’amico sbruffone, o il professionista del piano di sopra, come dice Di Vico. Nessuno farà un buon utilizzo di queste documentazioni, si alimenterà quel voyeurismo che tanto è in voga in Italia, perchè diciamocelo, siamo una nazione, ma soprattutto una generazione di “guardoni”.
Non l’ho tirata in politica, perchè non mi interessa, ma ho dato un mio primo schieramento su qualcosa di NON ARTISTICO, che è, appunto, la politica. E voi? Come la pensate? Com’è questa trama? 

 

Il populismo di Sinistra
Visco e i redditi in rete 
tratto da: Il Corriere della Sera – 1° Maggio 2008

I maligni tireranno in ballo lo stress da mancata ricandidatura e da conseguente perdita di status, ma anche chi come noi ha largamente apprezzato gli straordinari successi ottenuti dal ministro Vincenzo Visco nella lotta all’evasione, non può non giudicare improvvida l’ultima sua sortita.

Il Pd e quel che resta della sinistra avrebbero bisogno di un po’ di tranquillità per riprendersi dalla botta e ricominciare a macinare (nuova) cultura politica. Per una tradizione che si è fatta sempre vanto di saper ascoltare il disagio sociale, l’aver dovuto ammettere coram populo che i suoi avversari storici sono stati più capaci di rappresentare ansie e timori di ceti medi e lavoratori manuali tradisce il rumore di un sonoro schiaffo. Ma non è con la scorciatoia, rappresentata dalla pubblicazione on line di tutte le dichiarazioni dei redditi, che si riacquista presenza sul territorio, che si riprende a rappresentare il disagio del cittadino globale e lo si incanala in una prospettiva politica.

L’idea che sembra star dietro alla mossa di Visco è quella di un controllo sociale dal basso, di utilizzare un sistema circolare di gogna per generare riprovazione nei confronti degli evasori totali o parziali. Ma siamo veramente sicuri che tutto ciò aiuti l’efficacia delle politiche pubbliche di recupero fiscale? Pensa davvero il ministro Visco che il voyeurismo web per individuare quanto guadagna il dentista del piano di sopra o il dirigente d’azienda che-ha-appena-comprato-l’attico-che-volevamo-noi porti a una crescita dell’etica pubblica? O non al contrario all’incremento dell’invidia sociale e all’emulazione di comportamenti viziosi? Nella storia, del resto, il controllo sociale diffuso è servito quasi sempre a legittimare regimi al potere o comunque a generare società chiuse e illiberali. E se qualcuno a sinistra pensa che al tanto vituperato populismo della destra berlusconiana si debba finire per contrapporre una robusta demagogia di segno opposto, vale la pena di ricordare come le vicende politiche anche recenti di questo Paese dimostrino che l’indignazione a comando finisce quasi sempre per gonfiare le urne della destra. Non c’era dunque alcun bisogno che Visco, a tempo elettorale ampiamente scaduto, regalasse nuovo consenso ai vincitori delle elezioni e versasse altro sale nelle ferite del Partito democratico. E non c’era nemmeno bisogno che la sua collega Livia Turco entrasse nel mirino del centro-destra per quelle che sono definite «forzature» nell’applicazione della legge 40. La vendetta è uno dei pochi piatti che notoriamente va servito freddo. Caldo, tradisce solo il nervosismo del cuoco che evidentemente ha solo voglia di spegnere i fornelli e andarsene a casa al più presto.

Dario Di Vico
Fonte 

 

~ di diggy358 su Maggio 11, 2008.

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