Cinema: I Soliti Sospetti
Con un titolo buono per una commedia all’italiana, il quasi esordiente Bryan Singer. nel 1995, ci regalò questa perla del thriller-giallo.
Ho avuto bisogno di una seconda visione per apprezzare appieno questo film, che ora come ora mi sento di definire un mezzo capolavoro…è molto intricato, quindi si consiglia sempre una seconda visione, lo dice anche nel libretto di istruzioni del DVD…a parte gli scherzi il film sin dal primo momento si presenta intricatissimo, è un susseguirsi di flashback, che è la tecnica narrativa che questo film dovrebbe assumere come secondo nome, tanto è utilizzata, ma non pesa. I personaggi sono costruiti in maniera tale che lo spettatore voglia sempre saperne di più, e ciò fa crescere la tensione che tiene incollato su ogni singolo fotogramma. Vi risparmio di contarvi la trama per filo e per segno, anche perchè impiegheri 20 righe per qualcosa che è bello vedere e meno bello da scrivere, ma vi assicuro che il finale è straordinario e l’ottima regia di Bryan Singer orchestra il cast stellare (uno su tutti Kevin Spacey) in modo tale da compiere un piccolo miracolo nella metà degli angosciosi anni 90.
Come ogni cosa segnalata su questo blog: Imperdibile!
“I Soliti Sospetti”
di Bryan Singer
con: Kevin Spacey, Benicio Del Toro, Stephen Baldwin, Kevin Pollak, Chazz Palminteri
(1995)
Cinque delinquenti si ritrovano insieme durante un confronto all’americana. Scopriranno che sono diventati marionette nelle mani di una figura mitica, Keyser Soze, e dovranno combattere per scoprire la verità e per tentare di salvarsi.
Recensione
Cinque individui, cinque delinquenti, si ritrovano insieme per un confronto all’americana. E’ lo splendido inizio de I soliti sospetti, meraviglioso exploit di Bryan Singer.
I soliti sospetti si pone come un giallo, ma lo scopo della storia non è far conoscere l’identità dell’assassino, quanto la verità stessa. In un continuo passaggio fra il presente di un interrogatorio della polizia e un passato raccontato dall’unico sopravvissuto, Verbal Kint (Kevin Spacey, vincitore di un premio oscar), al pubblico è posto un quesito: dove sta la verità? E soprattutto: chi è Keyser Soze?
Tutta la trama ruota intorno a questa figura sconosciuta, persa a metà fra il mito e la leggenda, l’uomo nero dei malfattori, più crudele e più freddo di chiunque, il diavolo fatto carne.
E così lo spettatore deve scegliere; credere a Verbal, con la sua storia piena di buchi logici, raccontata (e rappresentata da Synger) con i toni di una favola quasi surreale, o alla logica stringente del poliziotto Kujan (Chazz Palminteri).
La scelta non è facile. La sceneggiatura di Chris McQuarrie ci fornisce indizi, e ci disillude scompigliando le carte ogni volta che ci sembra di aver raggiunto delle certezze. La ricerca della verità del pubblico corre insieme ai 5 malviventi, impegnati anche loro a scoprire cosa sta realmente succedendo e soprattutto se riusciranno a salvarsi dalla loro nemesi. Ma in questo thriller costruito con la precisione di un orologio non c’è niente di telefonato e tutti sapremo la verità solo quando, e solo in quel momento, ci vorrà essere mostrata.
I soliti sospetti è il più bel giallo degli ultimi 10 anni, grazie ad una precisione svizzera dei suoi ingranaggi, ad una caratterizzazione dei personaggi ottima (così come ottima è anche la prova degli attori, tutti in stato di grazia) e ad una regia meticolosa, ma allo stesso tempo al servizio della storia.
Ma soprattutto questo film rimarrà nella memoria per aver creato una nuova figura di cattivo, terrore anche per i più violenti e cinici fuorilegge, perchè, come dice Verbal:
-Io credo in Dio, e l’unica cosa di cui ho paura è Keyser Soze-.
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