Cinema: Il grande, grande Drugo

A questo punto sono lieto di poter firmare un post a quattro mani, con il mio amico e “collaboratore” Fabrizio Catalani, che in archivio potete ritrovare col titolo di Dottor Noir. Abbiamo deciso di recensire un film che a molti sembrerà fuori genere, ma che a suo modo è più dentro di molti altri. Partendo, infatti, proprio dai Cohen, che sono veri e propri appassionati del noir, nonostante, mischiando le carte, sembra sempre vogliano andare a parare altrove, ma Il Grande Lebowski, oltre che ormai un mito generazionale, è una parodia, per dirla col Dottor Noir una “decostruzione” del genere Noir, che lascia il posto a delle realtà molto più assurde e strampalate.

 

Il Grande Lebowski
Joel ed Ethan Coen
con:Jeff Bridges, John Goodman, Julianne Moore, Steve Buscemi, John Turturro, Philip Seymour Hoffmann
1998

 

Con questa pellicola i fratelli Coen rispolverano, a modo loro, il genere noir rappresentando la vicenda di Jeffrey Lebowski, un hippy di quasi cinquanta anni, che passa le sue giornate a bivaccare e giocare a bowling con i suoi strampalati amici. In seguito ad uno scambio di persona, questo arriva a contatto con un vecchio miliardario, il quale gli dara’ l’incarico di trovare la giovane compagna rapita. Lebowski assume i connotati di un Marlowe dei giorni nostri. Al contrario del personaggio chandleriano esso non possiede una propria etica se non quella del disimpegno, infatti, tutto quello che sa fare è ciondolarsi tra il bowling, casa sua e fumare erba. I Coen operano una decostruzione del genere noir, attingono cioè da questo e creano qualcosa di veramente originale dando vita ad una pellicola noir sui generis, popolata da personaggi inetti e bizzarri.
Fabrizio Catalani

Ci ho messo parecchio per vedere questo film. Non nel vederlo, ma prima di vederlo. Non mi ispirava, non mi piaceva, non mi convinceva, ma d’altronde è un difetto che mi sono portato dietro per anni, adesso sono più onnivoro. Ma dopo averlo visto, è veramente difficile che lo potessi associare ad un Noir, vuoi perchè l’atmosfera è tutt’altra che noir, vuoi che i personaggi sono capovolti dallo stereotipo noir, sta di fatto che, mi sono poi accorto, la trama e lo svolgimento sono tipici di una storia di Chandler. L’uomo comune (mica tanto), Drugo Lebowski, che viene coinvolto in un’ indagine e che, senza farsi “vedere” dallo spettatore, inizia a svolgere, aggiunto ad altri caratteri presi dal nostro genere preferito, vanno a formare un minestrone ben orchestato, e ben diretto dai fratelli Coehn, aiutati da personaggi fuori dal comune che danno man forte all’opera, e da un’ambientazione temporale (1991, prima della guerra del Golfo) giusta per il film.
Mi sono pentito parecchio di averlo perso prima, solo per stupido preconcetto. Voi non fate il mio errore e scoprirete oltre ad una storia “cool” uno dei personaggi più belli che il grande schermo ci abbia mai regalato.
Il Drugo vi aspetta!

~ di diggy358 su Maggio 24, 2008.

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