Intervista McBain

Come sempre, se c’è da approfondire su un maestro, non ci si pensa due volte…ma è sempre la rete, galeotta, a fornirmi gli spunti giusti, per sottoporvi, tramite post, il mio pensiero. Questa volta “ri-tocca” a McBain (direte: ma ce ne sono altr!!! rispondo: ma il blog è mio!). Ho scovato un’intervista di qualche anno fa, in cui è interrogato da nomi illustri come Andrea G. Pinketts con la partecipazione di Gian Franco Orsi e Tecla Dozio. Gustatevela!!!

AP:      Come sai, una volta il pubblico del giallo e del noir in Italia era un pubblico di specialisti o di appassionati, mentre ora quasi tutti i lettori non credono più nelle barriere tra i generi. Tu non hai mai avuto questo problema: in un’intervista che ti avevo fatto per Esquire nel ‘90 ti dicevo che eri shakespeariano. Shakespeare è quello violento e crudele del Titus Andronicus, quello divertente de Le allegre comari di Windsor, quello romantico di Romeo e Giulietta, ma soprattutto tutte queste cose insieme. Vorrei partire allora con una domanda culturale, molto culturale: come mai ti sei fatto crescere barba e baffi da marinaio di Coleridge?
EmB:     Preferisco pensare che assomiglio a Hemingway! In effetti è successo questo: in giugno ho avuto un infarto e sono rimasto in ospedale per due settimane, durante le quali non mi sono fatto la barba. Il risultato mi è piaciuto. Ti fa risparmiare tempo la mattina, ti tiene caldo la notte…

AP:     Mi auguro che ti faccia risparmiare tempo per scrivere.
EmB:     Sì, proprio così.

AP:     Io ho letto tutti i tuoi libri tradotti in Italia, ma, a proposito di aspetto fisico, ne ricordo uno firmato Evan Hunter, intitolato Il profumo dei dollari, alla fine del quale c’erano una quindicina di tue foto. In ognuna facevi una parte diversa.
EmB:     Non erano tutte mie. Ce n’era una in cui fumavo una sigaretta e una in cui avevo una calza in testa…

AP:     Sono passati molti anni da quando l’ho letto, ma ricordo che le foto in fondo al libro mi facevano pensare alla moltiplicazione delle tue personalità.
EmB:     L’aspetto divertente ne Il profumo dei dollari era che i personaggi delle fotografie erano criminali, avvocati dediti all’inganno, falsari da quattro soldi, mentre a interpretarli erano miei amici, tutte persone rispettabili. Diventava uno scherzo col lettore, che diceva: “Questo lo conosco, non è un delinquente, è un commercialista!”

AP:     Una cosa non esclude l’altra.
EmB:     Ma per quanto riguarda la moltiplicazione delle mie personalità, sono convinto che tra i libri di Evan Hunter e quelli di Ed Mc Bain ci sia una notevole somiglianza nello stile ma non nei contenuti. Si avvicinano nello stile, sempre di più col passare degli anni, ma non nei contenuti: se così fosse io non saprei quello che sto facendo. C’è una grossa differenza tra lo scrivere un mystery e lo scrivere un romanzo puro e semplice.
Fonte

~ di diggy358 su Giugno 7, 2008.

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