Il lungo addio di Chandler
Riparlare di Chandler sembra quasi un obbligo, ma i grandi maestri meritano questo ed altro. In molti considerano questo come il romanzo della maturità di Raymond Chandler, ma anche un testo importante della narrativa letteraria americana tutta, più che un romanzo di genere.
Al centro della vicenda c’è un Marlowe più riflessivo e più disincantato del solito, che, dopo aver aiutato Terry Lennox a fuggire in Messico, scopre di aver inconsapevolmente contribuito alla fuga di un assassino. Poi, siccome questo, ormai, amico (imperdibile la presentazione di Lennox a inizio romanzo) si è ammazzato, Marlowe, che nel frattempo si ritrova a contatto con il mondo corrotto ma patinato di Idle Valley, in cui gli verrà affidato un caso, sarà continuamente travolto da uno stato d’animo inquieto, per via di problemi irrisolti e dell’ addossarsi responsabilità non propriamente sue, sulla vicenda Lennox.
Questo romanzo è geniale, come al solito trattandosi di Chandler, per il ben congeniato svolgersi ed evolversi delle vicende, per la satira che alla lunga viene fuori e per le citazioni letterarie, non sempre facili da inserire in questi romanzi “di genere”.
Avvertenze: Se lo iniziate a leggere vorreste finirlo subito, fatelo in un periodo di ferie o di vacanza e buona lettura. Tutto il resto è Marlowe…
Raymond Chandler
“Il Lungo Addio”
1953
“Quando ho cominciato a scrivere, il massimo che mi proponevo era giocare con un nuovo, affascinante linguaggio, vedere cosa riusciva a combinare come mezzo di espressione capace di restare a un livello non intellettuale e di acquistare tuttavia il potere di comunicare un certo numero di informazioni di solito somministrate in tono letterario.” Raymond Chandler
di Maria AgostinelliDa dove arriva Marlowe quando, in una sera qualsiasi dell’estate di Los Angeles, incontra per la prima volta Terry Lennox? Cosa ci fa un investigatore privato sprezzante dei luoghi dell’alta società davanti a un locale di lusso come il “Dancers”? Raymond Chandler non lo specifica: forse il nostro sta seguendo un’indagine, forse è lì per provare il nuovo cocktail della casa, forse sta cercando con lo sguardo il riflesso fulvo di una chioma femminile.
Quel che è certo è che si trova lì, piombato da chissà dove, giusto in tempo per assistere all’abbandono dell’ubriaco Lennox da parte della bellissima e ricchissima moglie. E Marlowe – come un eroe romantico, come un novello Parsifal – non riesce a non farsi impietosire dai capelli anzitempo bianchi e dal viso deturpato dell’uomo. Lo carica sulla propria macchina e se lo porta a casa per fargli smaltire la sbornia.Ambientazione squisitamente chandleriana, struggente inizio noir: l’alcol, la ricchezza, la femme fatale, i primi passi di un’amicizia virile. E subito una delle caratteristiche principali del privato creato da Chandler: l’istintiva fedeltà verso i personaggi (quasi esclusivamente maschili) che, seppur potenti, si trovano in una situazione di debolezza.
Lennox è solo uno degli uomini di cui Marlowe abbraccerà la causa, spesso andando oltre i semplici doveri professionali di detective a pagamento. E anche nel caso de Il lungo addio il duro Marlowe, il cinico Marlowe, abbandonerà l’atteggiamento sprezzante destinato alla Los Angeles corrotta dell’immediato dopoguerra (il romanzo è del 1953) per dedicarsi ad un’amicizia fatta di poche parole, di radi incontri, di fedeltà assoluta.
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