Cinema: L’uomo che non c’era

Ancora i fratelli Coen, che nel cinema moderno sono forse i più grandi, i migliori da molti punti di vista e , diciamolo, sono un po’ ossessionati dal Noir. In particolare questo “L’uomo che non c’era”, ci riporta alle atmosfere del classico film noir anni 50, a partire dall’ambientazione, l’introduzione della voce fuori campo e, a questo punto immancabile, pellicola in bianco e nero. Colpisce e appassiona in questo film, la sua storia così dannata e propria dell’archetipo noir, con il solito uomo comune, al centro di situazioni che a poco a poco diventano più grandi di lui, caratterizzata da quei ritmi lenti e drammatizzati del genere, testimoni delle spirali di fumo che sembrano rappresentare l’unico vero piacere di questo “uomo dei nostri tempi”, (ehm…in pratica non c’è un fotogramma in cui il magnifico protagonista Billy Bob Thornton non abbia in bocca una sigaretta). Il cast è al solito validissimo (piccola parte anche per un attrice poco conosciuta a quei tempi, adesso un po’ di più, si chiama Scarlett Johannson), la storia e la sceneggiatura ricalcano dei classici, ma tengono botta e validissime, la regia è sorprendente, i Cohen si confermano perseguitati dal Noir, ma questo non può che essere un piacere…

L’uomo che non c’era
di Joel e Ethan Coen
con: Billy Bob Thornton, Frances McDormand, James Gandolfini, Michael Badalucco
2001

Con questa pellicola i fratelli Coen ci offrono il loro piu’ sentito omaggio al cinema noir classico. La vicenda ha come protagonista un barbiere della provincia californiana, il quale conduce un’ esistenza grigia, lavorando come secondo barbiere nel negozio di suo congnato. Il suo destino cambierà in seguito all’omicidio del datore di lavoro e amante della moglie, ed in seguito a questo sarà incapace di controllare il tragico meccanismo innescato dal destino, come molti antieroi del noir che lo porterà sulla sedia elettrica.

Il film puo’ essere ricondotto alla tradizione classica del genere, ma al tempo stesso ne esce qualcosa di nuovo, grazie alla commistione di vecchi stilemi come la voce fuori campo, il bianco e nero della fotografia, l’inesorabile fatalità che permea il tutto e trovate grottesche, virate verso l’assurdo proprie dei film dei registi.

Quello che ne viene fuori è un film ,a mio modo di vedere, unico nel suo genere. Un ottimo esempio di cinema postmoderno che riesce a mescolare vecchio e nuovo, classico e avanguardista.
Fabrizio Catalani

~ di diggy358 su Giugno 17, 2008.

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