Cinema: S.(ummer)O.(f) S.(am)
Come non rimanere elettrizzati da cotanta bravura e da un film che ha queste ambientazioni. Sì, un giorno proverò a scrivere una recensione, più che farvi un elenco di mie emozioni e sensazioni, ma adesso quel che mi viene da dire è questo…Ambientato alla fine dei 70 quando in Inghilterra imperversava il Punk e arriva pian pianino anche Oltreoceano lo scalpore delle prime creste, in una realtà, quella disegnata e raccontata da Spike Lee, da una parte dei solito afroamericani (o perlomeno solo in parte) e dall’altra dalla realtà italo americana, si ricorda l’estate dell’ assassino seriale che tenne in scacco New York, fino al suo arresto, quella’ estate celebre anche per il famosissimo blackout che immobilizzò la grande Mela…Che dire! Nè un Noir, nè un giallo, ma un classico…
Summer of Sam
di Spike Lee
con John Leguizamo, Mira Sorvino, Adrien Brody
(1999)
Nella filmografia del talentuoso Spike Lee e dell’intera produzione cinematografica degli anni novanta, un posto di rilievo spetta di certo a questo ottimo Summer of Sam – Panico a New York, un film che segna decisamente una svolta nella carriera del regista americano, a cui i panni del portavoce del cinema nero evidentemente stanno sempre più stretti. Sin dagli esordi portatore di una voce e di uno stile diverso nel panorama del cinema made in Usa, reso celebre dagli ottimi Fa’ la cosa giusta (1989) e Malcolm X (1992), le sue pellicole sono caratterizzate da una potente forza evocativa, uno stile concreto e asciutto, una sottile ironia e una grande capacità di raccontare le storie e la cultura della working-class, specialmente di quella nera.
Tema portante della filmografia di Spike Lee, è quello dell’integrazione e dell’emarginazione. La sua analisi tocca sempre le radici e gli sviluppi della difficile integrazione culturale nella multietnica New York con un linguaggio realistico, aspro, che nulla lascia al moralismo e alla demagogia e che allo stesso tempo trasuda amore per la sua città. Questa componente eminentemente sociologica, in alcuni suoi lavori, ha reso il suo cinema un po’ più statico e pericolosamente didattico, ma ogni preoccupazione scompare di fronte alla forza di questo Summer of Sam (apripista per l’eccellente La 25a ora), nuovo punto di partenza di uno Spike Lee più maturo, che ha fatto sua la lezione di Martin Scorsese, ed ha annotato il devastante passaggio di Quentin Tarantino nel cinema americano. Ma è soprattutto Scorsese, che pare aver ispirato Lee in questo suo mirabile esercizio di rappresentazione di una realtà (quella italo-americana), che a cavallo degli anni ottanta appariva in fisiologica crisi, dilaniata tra la morsa passato-futuro. Sono difatti i temi della cultura di quartiere, della violenza e della redenzione, che fanno da colonna portante alla storia dell’Estate di Sam, temi che riportano in mente i migliori lavori del regista di Taxi Driver…
Fonte
a cura di Adriano Aiello






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